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Chiesa S. Giuseppe

Alla chiesa, che domina il largo S. Giuseppe, si accede tramite un ampia scalinata che dalla strada conduce al sagrato.

Il prospetto, molto semplice, si imposta su uno zoccolo lapideo ed è segnato da due lesene laterali che sorreggono il frontone. L’aspetto odierno della chiesa deriva da alcuni lavori di restauro realizzati dalla Soprintendenza nel 1951, che demolirono la parte anteriore ricostruendone il prospetto più arretrato. E facile infatti notare sulle strutture residue del convento gli accenni della galleria voltata in posizione avanzata rispetto al prospetto attuale e, del resto, analizzando la scansione interna della navata, ci si accorge dell’interruzione della stessa e della mancanza della nicchia iniziale. Sulla facciata sono sistemati anche due campanili: l’uno, a destra, privo di campana è posto sopra uno dei contrafforti laterali, l’altro, a sinistra, è a vela con due campane. Sul prospetto laterale, non intonacato, nel 1910 sono stati realizzati due contrafforti per rendere più stabile l’edificio danneggiato dal terremoto del 1908. Accanto alla chiesa si trovano i resti del complesso conventuale consistenti in una porzione del chiostro nella quale si è di recente verificato un ulteriore crollo.

 

L’interno è a navata unica coperta con una volta a botte realizzata nel 1994 a sostituzione della copertura a capriate lignee danneggiata da un incendio. Le pareti sono scandite da lesene e controlesene con capitello composito che definiscono le nicchie per gli altari. La zona absidale è separata dalla navata per mezzo di un arco trionfale decorato con un motivo a conchiglia; sulla parete di fondo, piana, due aperture ad arco ogivale conducono alla retrostante sagrestia.

Il convento fu fondato quasi certamente nel 1614 come indica Giovanni Fiore. La datazione è supportata anche dalla presenza di due Relationes ad Limina: nella prima, datata 1603, è citato solo il convento di S. Francesco di Paola, nella seconda, datata 1641, è citato anche quello dell’immacolata Concezione. Il terremoto del 1783 danneggiò il convento al punto tale che i frati dovettero abbandonarlo.

La costruzione della chiesa era stata promossa nel 1627 dal principe di Roccella Fabrizio Carafa (1629) che la realizzò a proprie spese intitolandola all’immacolata Concezione come ricorda la lapide conservata all’interno. Il blasone della casa Carafa è rappresentato insieme ai simboli di alcuni dei titoli dei quali poteva fregiarsi il principe Fabrizio: lo stemma a tre fasce attraversato dalla spina è sormontato dalla corona principesca e circondato dalla collana del Toson d’oro. L’iscrizione elenca tutti i titoli che a lui erano stati conferiti e ricorda il suo intervento nella costruzione della chiesa: D.O.M. /DIVAEQ. VIRGINIS CONCEPTIONI / SACELLV HOC PPRIIS SVPTIBVS / ERIGI FECIT D. FABRITIVS CARAFA / ROCELLE AC SACRI ROM. IMPERII / PRINCEPS CASTRI VETERIS MARCHIO, / AGROTTERE COMES, INSIGNI / AVREI VELLERIS EQVES, SVPREMI / COLLATERALIS CONSILII DECANVS, / HIEROSOLIMITANI ROCELLE / PRIORATVS FVNDATOR ET PATRONVS / ALIARVMQ. TERRARV. DOMINVS / ANNO DOMINI MDCXXVII.

Nel 1798 si insediò nella chiesa la Confraternita di S. Giuseppe determinandone il cambio di intitolazione; nel corso dell’800 la chiesa fu utilizzata come succursale dell’antica Matrice per la celebrazione delle funzioni ordinarie.

L’altare maggiore è in stile barocco: su alti piedistalli si innalzano due colonne con capitello composito accanto alle quali sono poste due volute proprio sopra gli ingressi alla sagrestia; una trabeazione aggettante si collega ad un fastigio coronato da spirali e decorato da putti. Alla base della colonna di destra si può ancora notare la sagoma di un’aquila da riferirsi, probabilmente, allo stemma di famiglia di Livia Doria del Carretto dei duchi di Tursi (1745-1779) che aveva sposato nel 1760 il principe Vincenzo Carafa (1739-l8l4) e che aveva forse contribuito alla realizzazione dell’altare. Al suo interno è posta una tela raffigurante S. Giuseppe, purtroppo molto deteriorata forse anche in seguito all’incendio divampato nel 1994.

Sulla parete di destra si trova un notevole portale eretto nel 1807 su commissione di D. Vincenzo Lamberti, uno dei primi priori della Confraternita, di ispirazione neoclassica con colonne tuscaniche che portano una trabeazione decorata con quattro glifi in asse con esse. In origine doveva essere l’entrata di una cappella laterale come si può evincere dalla planimetria dell’edificio contenuta nella Mappa Catastale del 1875 e probabilmente crollata in seguito al terremoto del 1908. La vetrata interna al portale è stata realizzata nel 1995.

Sulla parete di sinistra una nicchia ospita la tela dell’immacolata Concezione in cui la Vergine è rappresentata con i tradizionali simboli iconografici: drappo blu, nuvole, occhi rivolti al cielo che riprendono l’idea della predestinazione; gigli, mezzaluna, specchio per la pienezza di grazia; serpente schiacciato per la riparazione dal peccato originale.

Numerose sono le lapidi tombali, tra cui la più antica risulta essere quella di Domenico Totino (1644-1698), appartenente ad una nobile famiglia roccellese. Quest’ultimo non ricoprì alte cariche ecclesiastiche, come suggeriscono l’iscrizione e il blasone, ma fu ricordato dal fratello Gregorio per la sua nobiltà d’animo e ricchezza di virtù. Lo stemma della famiglia, una torre sormontata da tre stelle, è posto sotto il cappello prelatizio dal quale scendono i cordoni con due fiocchi per lato che, secondo l’araldica ecclesiastica, indicano un decano o un prelato minore; sotto è incisa l’iscrizione: ILLVSTRISS. DNVS DOMINICVS TO / TINO PROSAPIA GENEROSITATE / PIETATE IMO BONITATE CLARVS / CLAVDITVR HIC / AMABILIS OPTIMVS PROBATISSIVS / PONTIFICIBVS CARVS PVRPVRATIS / PERDILECTVS MAGNATIBVS BENE / MERITVS DESPEXIT TIARAS SPRE / VIT HONORES EXCAEVIT INVIDIA / QUID TVM FIDES CLEMENTIA FAMA PIETAS / PRVDENTIA PALLAS AC GLORIA / ASSIDVO LVCTV COMITANTVR / OBIIT 26 IANVARII 1698 ETATIS / (54) ANNORUM LVX IN TENEBRIS (E)T IMAGO VIVA IN VMBRA MORTIS / (PER)PETVI MONIMENTVM OBSEQVII / (PO)NIT FR(ATER) D. GREGORVS TOTINO.

 

(Dal libro CHIESE DI ROCCELLA JONICA di Eleonora Uccellini, a cura di Simonetta Valtieri – Gangemi Editore, 2006, pp. 266-268)


 

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