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LETTERA ESTIVA DI MONSIGNOR FRANCESCO OLIVA

DIOCESI DI LOCRI-GERACE Lettera estiva

 

Carissimi fratelli e sorelle,Scusate se nel cuore dell’estate distraggo il vostro riposo con questa mia lettera. Lofaccio per la prima volta dieci giorni dopo la mia ordinazione episcopale. Ho un debitoverso di voi: esprimervi il mio grazie per l'accoglienza (del tutto immeritata) che avetevoluto riservarmi. E soprattutto per la bella partecipazione alla mia ordinazione nellasolenne Concattedrale di Gerace. E' stato emozionante vedere i vostri volti felici, il caloree l’affetto per il vostro vescovo. La vostra amabilità mi rinfranca e mi spinge a dare quantonelle mie possibilità per rendere la nostra Chiesa sempre più attraente e madreaccogliente. Ringrazio per l'accoglienza fraterna e attenta verso i tantissimi fedeli della miadiocesi di origine.Ho già detto e lo ripeto: sono contento di essere in mezzo a voi e di godere dellavostra vicinanza. Sono contento dei confratelli sacerdoti che mi hanno accompagnato e sisono unti all’abbraccio di saluto. Attraverso di loro si manifesta il volto solidale di unachiesa, vicina alle vostre speranze, alle vostre attese, come anche alle vostre pene e aivostri problemi. Piace vedere una Chiesa che si presenta “come una madre che carezza isuoi figli con la compassione. Una Chiesa che abbia un cuore senza confini, ma non solo ilcuore: anche lo sguardo, la dolcezza dello sguardo di Gesù” (papa Francesco). Una Chiesache ci faccia gustare la bellezza della compagnia e dell’amicizia con il Signore, che ci aiuti aleggere nelle situazioni della vita, cogliendone le bellezze e le contraddizioni.Carissimi,vedo che c'è tanto bisogno nel nostro territorio di accoglienza, solidarietà e condivisione.L'accoglienza anzitutto nei confronti degli immigrati e profughi. Già ho avuto modo dinotare quanta attenzione si presta a questo problema in tanti nostri paesi.Accoglienza nei confronti dei poveri, dei piccoli e dei sofferenti. Ho veramente gioito nelvedere tante forze del volontariato mettersi a loro servizio. Il mio pensiero va ai volontaridell'Unitalsi, che hanno saputo organizzare a Roccella un campo estivo per tanti fratelli esorelle, cui la sofferenza e disabilità non ha loro tolto il sorriso. Vedo con piacere che peressi è stata individuata una nuova sede più accogliente.Nei nostri piccoli paesi, specie quelli collinari, molti sono gli anziani che vivononelle loro case. Ad essi va il mio saluto e l’augurio che non restino soli. So che nonmancano volontari impegnati a far solo compagnia. E’ questo un servizio che apprezzomolto, ringraziando quanti vi si dedicano con disinteresse ed amore.Il mio grazie è esteso anche ai catechisti e agli educatori che in questo periodosvolgono attività formative e ricreative a favore dei ragazzi (attività di Grest, campi scuola,ecc.) e portano avanti progetti di formazione.Un benvenuto a quanti hanno scelto le belle coste della nostra Locride pertrascorrere le ferie. Tanti sono i suoi luoghi attraenti e le bellezze storiche e artistichedegne di essere visitate. Sono luoghi che molto conciliano con il silenzio meditativo e lapreghiera. Sono certo che, ritornando alle loro case, sapranno veicolare il messaggio chequesta terra non è come solitamente viene descritta. A tutti auguro serene vacanze.Il mio saluto va a tutti i nostri emigrati, che in questo periodo ritornano al paesenatio. Noto come i nostri paesi si preparano a riabbracciarli e a far loro festa. Anche se è darivedere la prassi di duplicare le festività che la liturgia della Chiesa prevede in altri tempidell’anno liturgico, vedo bello e significativo che si preparino per essi momenti di festapopolare. La festa dell’emigrato è un gesto che manifesta gioia verso chi, a motivo didifficoltà e della mancanza di lavoro, è costretto a lasciare il proprio paese, purconservando il legame con la propria terra. Far festa in questo nostro tempo e in questanostra terra è segno di una speranza che non delude. Ma guai se tali momenti di festadivenissero occasioni di evasione e di effimero godimento. Su questo consentitemi qualcheannotazione. Mi chiedo anzitutto se il nostro modo di far festa è sempre esente da quelleesagerazioni che confondono la genuina manifestazione di una fede vissuta conespressioni esteriori che spesso nulla hanno a che vedere con essa. C'è modo e modo divivere la festa. Troppo spesso il nostro modo di far festa che non bada a spese e che è faciletacciare di consumismo (cantanti, fuochi, luminarie, ecc.), serve poco alla nostra crescitaumana e spirituale, culturale e sociale. Mi chiedo come questo possa conciliarsi con la vitasofferta di tanti che faticano a trovare un lavoro e sono costretti a prendere la viadell'emigrazione. Resistono ancora processioni dalla lunga durata, durante le qualitutt'altro si fa che pregare. Esse nascondono radici che sanno di paganesimo o comunquesono evidente commistione tra sacro e profano. Ciò che mi duole di più è che sonooccasioni mancate.Mancate, quando non sono occasioni di preghiera e di ritorno a Dio,Mancate, quando potevano essere momenti aggregativi e di riflessione, di crescita culturalee sociale e si sono trasformate in occasione di semplice divertimento di effimera durata,Mancate, quando potevano prevedere gesti belli di solidarietà e di progettualità caritativa,destinando parte delle offerte dei fedeli a tali finalità, mentre tutto è stato consumato nellostile di un consumismo esasperato, in costosi spettacoli di una o più serata, in luminarie efuochi d'artificio. E così, poveri eravamo e più poveri siamo rimasti.Mi chiedo (e lo chiedo a tutti, particolarmente ai sacerdoti): non è il caso di avviarenelle nostre parrocchie, nei gruppi e movimenti ecclesiali una seria verifica sul nostromodo di far festa? Credo sia il caso di riprendere la riflessione dopo che i rumori dellafesta saranno andati via.Ringrazio quanti, sacerdoti e parroci, Comitati feste e Congreghe e Confraternite, siadoperano per educare ad una mentalità nuova, che si traduca in gesti evangelici. A voidico: vi sono vicino. Non sarete lasciati soli. Ma abbiate il coraggio di osare vie nuove emodalità che sviluppano una coscienza di fede incarnata e danno del nostro esserecristiani un’immagine più vera.A tutti l’augurio di un periodo di riposo sereno e distensivo.Locri, 31 luglio 2014+ Francesco OlivaVescovo

 

Commenti   

 
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