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Chiesa del Borgo

La chiesa, sulla via G. Garibaldi, è il cuore dello storico quartiere Borgo che si venne creando dalla seconda metà del XVIII secolo in poi. Fu proprio in questo periodo, nel 1753, che un gruppo di missionari gesuiti ne promosse la fondazione proponendo anche la dedica a S. Francesco Saverio. Dopo il terremoto del 1783, che sembra non aver arrecato gravi danni alla struttura, vi si trasferì, dal borgo antico, la parrocchia di S. Anastasia.
Nel fitto tessuto edilizio si apre il piccolo sagrato su cui si affaccia il prospetto principale della chiesa dal sobrio disegno architettonico semplicemente definito da un doppio ordine di paraste e da una cornice marcapiano modanata. Risalta per la sua equilibrata composizione il portale in pietra che incornicia l’ingresso, arricchito da due volute nella parte superiore. L’interno è a navata unica con abside semicircolare orientata a nord-ovest. Sulle pareti lesene e controlesene con capitello composito delimitano arcate a tutto sesto nelle quali si trovano gli altari minori. Sulla parete sinistra si apre una piccola cappella che conserva l’altare dedicato alla Vergine Addolorata realizzato a cura dell’omonima Confraternita istituita nel 1798. La copertura sulla navata è piana mentre l’abside è coperta da un catino.
Alle spalle dell’altare maggiore è racchiusa da una cornice in stucco la tela della Madonna del Rosario con SantAnastasia e Santo Stefano (m 1.82x2.80). La raffigurazione della santa, in abito rosso, è accompagnata dalla palma del martirio; la figura a destra è S. Stefano vestito con la tradizionale dalmatica da diacono ed ha accanto un angelo con una foglia di palma in mano che ricorda il suo martirio così come il sangue sul collo del camice bianco. Sull’angolo in basso a sinistra del dipinto è visibile uno stemma, accompagnato da un’iscrizione, in cui è rappresentata una torre circolare, posta su un colle, sormontata da un falco e tre stelle e circondata da altre costruzioni. L’iscrizione non è completa in quanto la parte iniziale è coperta da un rappezzo della tela, ma è comunque leggibile «IOANNIS BAP S. ANASTASIAE RESTAURATALA», il che fa supporre che il restauro del 1790 sia stato effettuato dal parroco del tempo Giovanni Battista Palermo da Grotteria. Si può avanzare l’ipotesi che il quadro fosse in origine collocato nell’antica chiesa sulla scorta dell’analisi del soggetto dipinto e delle fonti documentarie. La visita pastorale del 1730, infatti, riguardante l’antica chiesa, attesta la titolarità dell’altare maggiore dedicato a S. Anastasia la cui festa però non si celebrava il 25 dicembre, come da tradizione, ma il 26 dello stesso mese, giorno in cui si festeggia S. Stefano. La singolare coincidenza, se da un lato può derivare da un errore da parte dell’estensore del testo della visita, dall’altro sembra suggerire e confermare l’ipotesi suddetta permettendo anche di datare il dipinto alla prima metà del XVIII secolo.
Sopra gli altari minori della parete di destra si trovano i dipinti di S. Raffaele Arcangelo (m 1.07x0.99) in cui, anche se la tela è molto deteriorata, sono riconoscibili l’Angelo e Tobia che estrae le viscere da un pesce, in accordo con la tradizione storica e iconografica, e delle Anime del Purgatorio (m 1.38x2.44). Anche a proposito di questa tela si può ipotizzare un trasferimento. Le fonti storiche tramandano infatti l’esistenza di un altare dedicato alle Anime del Purgatorio e al Crocifisso con il relativo quadro nella chiesa dell’Annunziata posta sotto l’antica chiesa Matrice. E dunque possibile ipotizzare che il quadro, dopo il terremoto del 1783 che danneggiò la chiesa del succorpo al punto da essere chiusa al culto, sia stato trasferito nella sua attuale collocazione ed è altresì possibile proporre una datazione (purtroppo poco definita) per l’opera che va dal 1689, anno in cui fu fondato l’altare omonimo10, al 1731, anno della visita pastorale in cui è ricordata la presenza del quadro.
Seminascosto dalla scala a chiocciola che porta alla cantoria, si trova il dipinto di S. Vincenzo Ferrer m 1.33x2.38), realizzato nel 1853 a ringraziamento per una grazia ricevuta poiché rappresenta un uomo nell’atto di cadere da un edificio in costruzione e salvato per l’intercessione del Santo.
Su uno degli altari minori è posto un pregevole busto di Cristo ottocentesco, donazione privata.


(Dal libro CHIESE DI ROCCELLA JONICA di Eleonora Uccellini, a cura di Simonetta Valtieri – Gangemi Editore, 2006, pp. 262-263)

 

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